Come progettare una rete di ricarica in un Comune: dove installare le colonnine e quale potenza scegliere
Progettare un’infrastruttura di ricarica pubblica non significa semplicemente “installare colonnine”, ma pianificare un servizio che si integri con i flussi di traffico, le abitudini dei cittadini e la capacità della rete elettrica locale. Oggi, molti Comuni si trovano a dover rispondere a una domanda crescente di mobilità elettrica, spinta anche dagli obiettivi del regolamento europeo AFIR.
Ma come fa un’amministrazione a decidere quante colonnine servono realmente sul territorio, dove posizionarle e quale potenza autorizzare? In questo articolo analizzeremo alcuni criteri tecnici, urbanistici e operativi per dimensionare correttamente una rete di ricarica pubblica, ottimizzando gli spazi e garantendo un servizio efficiente per gli EV driver.
Il primo passo per un’amministrazione pubblica è l’analisi della domanda. Il fabbisogno di ricarica non è uniforme: dipende dalla densità abitativa, dalla presenza di poli attrattivi (ospedali, stadi, centri commerciali) e dalla natura dei flussi di traffico (pendolarismo, turismo, transito).
Per evitare di installare infrastrutture che rimarranno inutilizzate o, al contrario, sottodimensionate rispetto alla domanda, è necessario mappare il territorio incrociando tre dati:
L’errore più comune nella progettazione di una rete pubblica è disaccoppiare la potenza dell’infrastruttura dal tempo di permanenza medio in una determinata area. Non esiste una colonnina “migliore” in assoluto, ma esiste la tecnologia corretta per il caso d’uso specifico.
La regola generale è: la potenza della stazione va scelta in funzione del tempo di sosta previsto.
| Tipologia di area | Durata della sosta | Tecnologia consigliata |
|---|---|---|
| Zone residenziali | Lunga (8–12 ore, soprattutto notturna) | AC: 7–22 kW |
| Uffici, parcheggi di scambio, centri storici | Media (2–4 ore) | AC o DC: 11–50 kW |
| Strade ad alto scorrimento, snodi logistici | Breve (15–40 minuti) | DC/HPC: 100–300+ kW |
Installare una stazione da oltre 150 kW in una zona puramente residenziale potrebbe risultare sovradimensionato rispetto alle esigenze degli utenti e comportare maggiori costi e complessità di connessione alla rete. In questi contesti, dove la sosta è generalmente prolungata, una soluzione in AC può risultare più adatta.
Una volta individuata la zona e la potenza, il posizionamento esatto (il siting) richiede valutazioni tecniche specifiche. La fattibilità di un’installazione dipende fortemente dalla disponibilità e dalle caratteristiche della rete elettrica locale e dalla vicinanza ai punti di connessione.
Un CPO (Charge Point Operator, l’azienda che generalmente installa e gestisce la colonnina) valuterà:
Esempio pratico: un Comune decide di riqualificare una piazza storica e vuole inserire 4 punti di ricarica. Pur essendoci domanda turistica, la Soprintendenza vieta scavi invasivi e la cabina elettrica più vicina non ha potenza sufficiente per stazioni in DC. La soluzione ottimale sarà installare stazioni in AC dal design compatto, richiedendo un allaccio in Bassa Tensione più semplice e meno impattante.
Non esiste un algoritmo universale per calcolare il numero perfetto di prese, poiché molto dipende dalle variabili locali. Tuttavia, un approccio metodologico consolidato prevede un’implementazione modulare e scalabile.
Piuttosto che saturare immediatamente il territorio, è consigliabile:
Per una Pubblica Amministrazione, l’installazione di una rete di ricarica può avvenire tramite diversi modelli. Un modello frequentemente adottato è la concessione di suolo pubblico a un CPO.
In questo scenario:
Progettare una rete di ricarica urbana richiede un equilibrio tra esigenze urbanistiche, limiti infrastrutturali e bisogni reali degli automobilisti. Affidarsi all’analisi dei dati di traffico e collaborare fin dalle prime fasi con operatori specializzati permette ai Comuni di evitare cattedrali nel deserto, garantendo un’infrastruttura scalabile e adeguata ai tempi della sosta.
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Se si opta per il modello a concessione con un operatore CPO, il costo per il Comune è pari a zero.
Sì. Il tempo di occupazione dello stallo può essere disincentivato attraverso una tariffa di occupazione (idle fee) applicata dopo il termine della ricarica. Molti CPO adottano già questo sistema, prevedendo un periodo di tolleranza al termine della ricarica e un costo aggiuntivo per il tempo in cui il veicolo rimane collegato alla colonnina.
La gestione degli interventi di manutenzione e ripristino è generalmente in capo al CPO che gestisce l’infrastruttura, secondo quanto previsto dal contratto di concessione. Gli accordi possono inoltre stabilire specifiche tempistiche (SLA) per il ripristino del servizio.
Nota metodologica: gli esempi e i valori riportati sono indicativi e hanno esclusivamente finalità illustrative. Ogni progetto richiede una specifica analisi di fattibilità tecnica ed energetica.
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